Posizione // 41°52’35.99″N, 12°28’41.42″E
Superficie // 51.500 mq
Programma // Servizi Pubblici
Anno // 2020
Cliente // Municipio Roma I
Status // Concorso
L’area dei Prati del Popolo Romano, tra la Piramide Cestia, il Cimitero Acattolico, il Monte dei Cocci e il Mattatoio, è uno dei luoghi più stratificati di Roma. Qui si sono sovrapposti secoli di funzioni: porto fluviale dell’Emporium, magazzini annonari, attività artigiane, feste popolari, il campo della AS Roma degli anni ’30, fino ai capannoni informali e alle occupazioni spontanee del secondo Novecento.
Oggi questo frammento urbano è un vuoto irrisolto: un’area centrale, strategica, ma degradata, dove scuole, residenze, archeologie e attività artigiane convivono senza un disegno unitario. Il progetto interviene per restituire continuità, qualità e identità a un luogo che appartiene profondamente alla memoria collettiva del quartiere.
L’idea guida è costruire un paesaggio urbano contemporaneo, capace di integrare storia, natura, artigianato, scuola e sport in un unico sistema coerente. Il progetto assume i principi della Convenzione Europea del Paesaggio: salvaguardia, gestione, innovazione.
La nuova configurazione si articola in tre fasce parallele — ludica, sportiva, ricreativa — che collegano via Marmorata a via Nicola Zabaglia, mentre un asse trasversale unisce via Caio Cestio a via Galvani. Al centro, un edificio‑ponte leggero e orizzontale diventa il fulcro funzionale del parco: un’infrastruttura culturale che ospita artigiani, artisti, laboratori, spazi espositivi e un centro multimediale dedicato alla storia della AS Roma.
Il progetto non aggiunge un nuovo oggetto architettonico, ma costruisce un nuovo suolo pubblico, un sistema di percorsi, spazi aperti e volumi permeabili che si innestano nella morfologia storica del sito.
La trasformazione si fonda su quattro dispositivi principali:
La “Rambla”
Un asse pedonale continuo a quota strada che connette il Parco Cestio al Monte Testaccio e al cuore del quartiere. È il luogo della socialità, della movida, degli incontri informali. La riqualificazione degli spazi interstiziali e il restyling dell’edificio laboratori — con un piccolo ampliamento destinato a chiosco‑bar — restituiscono vitalità a un percorso oggi frammentato.
Il “Ludus”
Collocato a quota -3,50 m rispetto al livello stradale, in continuità visiva con il parco ma protetto dal traffico. Ad ovest si concentrano le attività sportive quali calcio, basket, pallavolo, pallamano, con accessi controllati e servizi dedicati. Ad est sono collocate le attività libere (corsa, skate, bici) e aree gioco. Gli impianti sono gratuiti, illuminati, accessibili e utilizzabili anche in orario serale.
Arts & Crafts
Gli spazi artigianali e artistici si sviluppano nell’edificio‑ponte a quota 0,00. La struttura modulare 7×7 m consente la massima flessibilità: moduli da 49, 98 o 196 mq si aggregano liberamente per ospitare atelier, laboratori, coworking creativi e una piazza interna per il mercato “Arts & Crafts”. È un ecosistema culturale e produttivo, un luogo di formazione, lavoro, scambio e innovazione.
Gli “Horti”
La fascia verde lungo via Caio Cestio diventa un dispositivo di raccordo tra il parco e il Cimitero Acattolico. Non solo verde ornamentale, ma luogo intellettuale: spazi per studio, ricerca, piccole esposizioni all’aperto, lettura e contemplazione. Una transizione paesaggistica che valorizza le emergenze storiche e garantisce permeabilità visiva verso Piramide, Porta San Paolo e Monte Testaccio.
Il nuovo parco di Testaccio è pensato come un ecosistema urbano capace di rigenerare risorse, ridurre i consumi e migliorare la qualità della vita quotidiana. La bioarchitettura non è un elemento accessorio, ma la struttura profonda del progetto: un insieme di dispositivi ambientali che trasformano un’area degradata in un paesaggio pubblico efficiente, sostenibile e autosufficiente.
Il primo principio è la gestione responsabile dell’acqua. L’intero parco è progettato come una grande superficie permeabile: i suoli drenanti, gli Horti e le fasce verdi raccolgono e filtrano l’acqua piovana, convogliandola in vasche di accumulo interrate. L’acqua recuperata diventa una risorsa preziosa per l’irrigazione degli spazi verdi — sia quelli pubblici sia quelli sportivi — e per l’alimentazione dei servizi igienici delle attività sportive e culturali. In questo modo il parco riduce drasticamente il consumo di acqua potabile e costruisce un ciclo idrico virtuoso.
Il secondo principio è l’autonomia energetica. La copertura dell’edificio‑ponte ospita un sistema integrato di pannelli fotovoltaici e solari termici, progettati come parte dell’architettura e non come aggiunta tecnica. Il fotovoltaico produce energia elettrica per gli atelier, gli spazi artigianali e gli impianti sportivi; il solare termico garantisce l’acqua calda sanitaria per le attività interne e per i servizi degli sportivi. L’edificio diventa così una piccola centrale energetica, capace di alimentare le funzioni più energivore senza gravare troppo sulla rete urbana.
Il terzo principio riguarda il comfort ambientale. La struttura leggera dell’edificio‑ponte, basata su una maglia modulare, favorisce la ventilazione naturale e la regolazione termica degli spazi interni. Gli atelier e i laboratori sono progettati per essere luminosi, traspiranti e acusticamente protetti, mentre le aree sportive in quota ribassata beneficiano di un microclima più stabile, protetto dal traffico e dal rumore.
Il verde, infine, è la vera infrastruttura ecologica del progetto. Gli Horti lungo via Caio Cestio creano una transizione morbida tra il parco e il Cimitero Acattolico, mentre le fasce ludiche e sportive ricostruiscono un paesaggio continuo che connette scuole, residenze, archeologie e nuovi spazi pubblici. Il sistema vegetale contribuisce alla mitigazione climatica, alla riduzione dell’isola di calore e alla qualità dell’aria, trasformando il parco in un polmone verde nel cuore del quartiere.
Il risultato è un luogo che non si limita a essere sostenibile, ma che fa della sostenibilità il proprio modo di funzionare: un paesaggio pubblico che produce energia, raccoglie acqua, rigenera suolo e offre benessere ambientale alla comunità.)
Il progetto restituisce a Testaccio un ruolo che gli appartiene: essere un luogo di produzione culturale, artigianale e sociale. Il nuovo parco non è un semplice intervento di riqualificazione, ma un dispositivo urbano che ricuce storia e contemporaneità, memoria e innovazione.
È un paesaggio pubblico aperto, inclusivo, permeabile: un luogo dove scuola, sport, arte, artigianato, natura e comunità convivono in un’unica esperienza urbana.