Posizione // 41°50’24.58″N, 12°59’45.72″E
Superficie // 5.600 mq
Programma // Produttivo, Residenziale
Anno // 2014-2017
Cliente // Privato
Status // Realizzato
Nel territorio di Olevano Romano, in un paesaggio storicamente modellato da uliveti, vigneti e piccole architetture rurali in pietra arenaria, la progressiva dismissione delle campagne ha prodotto negli ultimi decenni un vuoto culturale e funzionale. Le costruzioni rurali, un tempo presidio produttivo e identitario di questi luoghi, sono state via via sostituite da edifici decontestualizzati, privi di relazione con il territorio e con le logiche che per secoli hanno guidato l’architettura agricola italiana.
L’occasione per invertire questa tendenza si presenta nel momento in cui un giovane imprenditore decide di recuperare la vecchia cantina di famiglia e trasformarla in una nuova realtà produttiva, in grado di ristabilire un equilibrio tra attività antropica e sistema naturale e restituire al paesaggio rurale un ruolo attivo e contemporaneo.
L’intervento si fonda su un principio chiaro: rigenerare senza cancellare, ampliando le potenzialità dell’edificio originario e reinterpretando i suoi valori funzionali. La vecchia cantina in pietra non viene demolita, ma inglobata all’interno di un nuovo volume che ne rispetta la presenza, la scala e la matericità, trasformandola nel cuore simbolico e operativo della nuova azienda.
Il progetto assume come riferimento i principi storici del funzionalismo rurale: utilità, tecnica, economia. Non come vincoli, ma come strumenti per costruire un’architettura che nasce dal luogo, dalle sue risorse e dalle sue necessità produttive.
L’intervento si articola in due ambiti complementari: Rimodellazione dei terrazzamenti e recupero con ampliamento dell’edificio rurale originario.
Le superfici agricole vengono ridisegnate per migliorare l’accessibilità, la gestione delle colture e la qualità del suolo. Il paesaggio non è sfondo, ma infrastruttura produttiva.
La struttura originaria in pietra viene restaurata e integrata in un nuovo volume che ne amplia le funzioni, mantenendo un rapporto armonico con il contesto. L’architettura non imita il passato, ma lo continua, dichiarando la propria contemporaneità attraverso proporzioni, materiali e dispositivi ambientali.
Il risultato è un organismo unitario, dove interno ed esterno dialogano attraverso viste, soglie, patii e superfici permeabili.
La sostenibilità è il motore progettuale dell’intervento, declinata attraverso materiali locali, tecniche costruttive tradizionali e dispositivi ambientali passivi.
La scelta dei materiali risponde a criteri di prossimità e coerenza territoriale: legno di castagno proveniente dai vicini boschi di Lariano, pietra locale recuperata in sito, laterizio e intonaci tradizionali, cemento proveniente dalle vicine cave di Colleferro.
Questa filiera corta riduce l’impatto ambientale, sostiene l’economia locale e rafforza l’identità architettonica del progetto.
Elemento cardine dell’intervento è la serra bioclimatica: totalmente esposta a sud è la prima realizzata nel territorio comunale. La serra genera un guadagno energetico passivo significativo, migliora il comfort interno nelle stagioni intermedie, crea un ambiente luminoso e panoramico che mette in relazione diretta l’edificio con il paesaggio, funziona come cuscinetto termico, riducendo i consumi di riscaldamento e raffrescamento.
Il progetto integra sistemi di recupero e riutilizzo delle acque meteoriche, ventilazione naturale, predisposizione per un futuro impianto fotovoltaico destinato all’autoproduzione energetica.
L’obiettivo è stato quello di costruire un edificio agricolo capace di funzionare con un’impronta ecologica minima e costi di gestione ridotti.
Il Casale Coni non è solo una nuova azienda agricola: è un gesto di riconciliazione tra architettura e paesaggio. Recupera un frammento di memoria rurale e lo proietta nel futuro attraverso un linguaggio sobrio, funzionale e profondamente radicato nel territorio.
Il progetto restituisce dignità a un luogo abbandonato, trasformandolo in un presidio produttivo, culturale e ambientale. Un’architettura che non si impone, ma si integra; che non replica, ma interpreta; che non consuma, ma rigenera.